Pensate a quella materia che al liceo, o magari all’Università, avete amato di più. Ora pensate a quella che proprio non avete sopportato.
Che ruolo ha giocato l’insegnante nel vostro rapporto con essa? Pensate che con il suo modo di spiegarla e di trasmetterla abbia contribuito a farvela amare o a rendervela ostica?
Se la risposta è sì, beh allora sarà evidente il potere della comunicazione nell’avvicinare, o anche allontanare, gli individui a o da determinate tematiche, materie e discipline. Un potere non assoluto però, ma che anzi si trova a fare i conti, tanto con la natura dell’argomento trattato, quanto con il pubblico a cui si vuole raccontare, in una sfida di non sempre facile risoluzione.
In questo senso, la comunicazione della fisica, o meglio, la sua divulgazione, è un caso piuttosto emblematico. Se infatti lo scambio di informazioni, ricerche e risultati tra esperti è naturale e la scelta di un linguaggio preciso e scientifico è tanto obbligata quanto efficiente, la sfida emerge nel momento in cui tali conoscenze si vogliono trasmettere ai non esperti. La semplificazione, se non addirittura l’ipersemplificazione, comporta infatti necessariamente la rinuncia ad alcune informazioni e, inutile dire, in un campo come la fisica, la perdita di dettagli fondamentali può essere la causa di non pochi fraintendimenti.
Può allora la divulgazione tenere testa a questa sfida? E quali i benefici potrebbe trarre dal vincerla?
Abbiamo chiesto a Oxana Mishina, fisica teorica e divulgatrice scientifica, presso il CNR-INO di Trieste, di rispondere secondo la sua personale esperienza.
Una sfida non semplice ammette, la cui difficoltà però non scalfisce l’entusiasmo con cui la fronteggia. Che sia per pura passione, per voglia di condivisione, per incuriosire nuovi potenziali studenti, raccogliere fondi per la ricerca o per un’etica volta alla trasparenza e dunque al far sapere quale sarà l’utilizzo dei fondi raccolti, è in ogni caso una sfida degna di essere colta.
Ma come e in quali modalità è più utile farlo?
Per questa domanda, le Trieste Quantum Weeks, parte della più grande iniziativa “Italian Quantum Weeks” organizzata in occasione del Primo World Quantum Day, sono sembrate un’ottima risposta.
L’iniziativa, volta ad avvicinare studiosi ed esperti a curiosi, appassionati e neofiti, ha, per citare un processo tipico della meccanica quantistica, eccitato la divulgazione ad un livello superiore creando opportunità di scambio e condivisione ben oltre le classiche ed autoreferenziali conferenze.
La Dottoressa Oxana ha contribuito in prima persona ad organizzarla e portarla proprio qui, nel cuore della nostra città – la città della scienza – in un’alternanza di incontri, dialoghi e giochi. Giochi esatto, perché tra i linguaggi che Oxana privilegia c’è quello del gioco che riesce, in modo divertente e semplice a divulgare concetti basilari senza cadere in banalizzazioni, ma piuttosto stimolando la riflessione ed il pensiero critico nei giocatori.
Un pubblico attivo, interessato che fa e si pone domande è, in effetti, un vero e proprio valore aggiunto alla divulgazione scientifica che tutto vuol essere tranne che autoreferenziale.
E quindi, un consiglio per chi vuole comunicare la fisica ai non fisici?
Oxana dice: “Fatelo!”







